Moltivolti, il mondo passa da Palermo

La stragrande maggioranza dei ristoranti più interessanti del momento si affida all’equazione “chef=rockstar”, dove a chi dirige la cucina vengono attribuite le stesse qualità di chi rompe gli schemi da un palco: indipendenza, mancanza di rispetto delle regole, egocentrismo.

Ci sono casi in cui questo è vero letteralmente, come per lo chef Alex Atala, che ha rinunciato a una carriera nel mondo della musica per diventare uno dei primi chef stellati del Brasile.

La “regola della rockstar” manca solo in una manciata di ristoranti, e uno di questi è molto distante dalle rotte dei foodie nostrani e mondiali: a Palermo, in una città dominata dalla tradizione a tavola, Moltivolti è nato nel cuore del quartiere di Ballarò, uno dei più antichi della città.

Qui, fedele al nome del locale, centinaia di volti di clienti storici e, insieme, di icone che ispirano il personale (di qui il nome del luogo!) sorride dalle pareti di questo colorato punto di riferimento, dove coerentemente si muovono in tanti fra cuochi e camerieri, tutti con una missione: favorire le relazioni tra clienti enfatizzando i punti in comune fra il cibo servito.

Cosa si mangia da Moltivolti

Il menu di Moltivolti infatti pesca da cucina siciliana e italiana, mediterranea e africana, con un lavoro di informazione che è anche politico e sociale, nel tentativo di mostrare che molte ricette hanno un’origine comune che segue l’evoluzione umana e le sue migrazioni dall’Africa verso l’Europa continentale.

Alcune di queste ricette, come il brik (involtino di pasta fillo ripiena di verdure o formaggio) sono già di casa da tempo in Sicilia, ma Moltivolti si spinge oltre, tracciando linee che uniscono Italia e Afghanistan, o Senegal, o Grecia.

La parte del leone la fa il mafé, particolare spezzatino africano che non si fa fatica a immaginare mangiato dai nostri pastori di un tempo: quale che sia la vostra scelta, l’insegnamento di Moltivolti è di avere stomaco e mentalità… aperti!